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LE AZIONI PARLANO PIU’ DELLE PAROLE – ROMAN GORSKIY FROZ – BANDITS DANCE STUDIO

 

Nella mia parentesi da breaker, ho avuto il piacere di incontrare tanti amici, tanti rivali e tante persone speciali, tra queste una impersona tutte le qualità elencate: Roman Gorskiy, in arte Froz,  ballerino di breaking da sempre. Nato a Mosca, cresciuto a Conversano, da oltre 10 anni si è trasferito e vive a Milano. Froz ed i membri della sua crew, i Bandits, sono stati ospiti di show televisivi come: Tu si Que Vales, Mtv Hip Hop Awards, Striscia la Notizia,  Amici, The Voice, ecc., nonché protagonisti di campagne pubblicitarie per TIM, Breil, Samsung e Haribo. In ambito underground  hanno collezionato una serie indefiniti di titoli, tra cui:  Red Bull Bc One  Italy, Jtb Pro Championship, Freestyle Session, Battle of the Year Italy, solo per citarne alcuni. Le loro performance sono avvenute anche al fianco di star del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo come Luciano Pavarotti, Gery Haliwell, David Beckham, ecc. ed hanno ballato in una serie indefinita di eventi tra i quali il Festival Internazionale di Edimburgo, NBA All Star Games a Madrid, Step Up All In a Dubai, Imperfect, DSquared, Vogue Fashion Night, Coca Cola World Cup Trophy Tour, ecc. Il 17 novembre 2018 rappresenteranno  l’Italia nella più importante e prestigiosa competizione internazionale di breaking coreografico, il Battle Of the Year International, che si svolgerà a Montpellier, nel sud della Francia.

Roman Froz vive e lavora girando il mondo, partecipando a contest, facendo esibizioni, svolgendo giurie, trasmettendo la sua passione in tutto il mondo. Con i ragazzi della sua crew ha anche inaugurato un’accademia di breaking, della quale scriveremo. E’ l’esempio di come sia possibile trasformare il proprio sogno ed il proprio talento in una professione. Con lui parleremo non tanto di aspetti tecnici della breakdance, ma di come sia possibile e importante trasformare  un sogno in realtà.

Una curiosità personale, come sei finito dalla Russia a Conversano?

Mio padre era allenatore della nazione sovietica femminile di tennis e nel 1992 è stato invitato in Italia ad allenare i giocatori in un circolo tennis. Era quello di Conversano dove ho successivamente vissuto dal 1993 al 2004.

Avresti mai immaginato che il breaking potesse diventare la tua professione, soprattutto considerando che il breaking, quando hai iniziato, almeno in Italia, poteva essere considerato la nicchia di una nicchia?

Come tutti quanti, ho iniziato per passione. Vedendo il video dei Bomfunk mc’s – freestyler, mi innamorai del breaking a tal punto da cercare di ripetere i movimenti ogni giorno. Questa cosa si trasformo’ in allenamento costante per padroneggiare movimenti dei quali non sapevamo nulla. Non c’era nessuno a dirti se fosse giusto o sbagliato, se la breakdance fosse una danza oppure uno sport, nessuno poteva dirti niente perchè nessuno sapeva niente. Siamo cresciuti in questo ambiente dove il breaking era qualcosa di veramente underground. Questo percorso continua ancora oggi con la differenza che conosciamo tutti i passi, la didattica e la storia di questa danza e possiamo realizzarne tutto il potenziale!

Ti sei trasferito a Milano, se fossi rimasto nel Sud Italia pensi che avresti ottenuto gli stessi risultati in termini agonistici e di professione?

E’ una domanda retorica. Ovviamente no. Se fossi rimasto giu’ sarei come tutti bboys validi del sud, grandissimi ballerini che non vengono apprezzati e riconosciuti a livello professionale. Una delle piu grandi differenze che mi sento di poter citare tra nord e sud a livello professionale sul breaking è questa: al sud ringrazi per aver fatto un lavoro con il breaking, al nord ti ringraziamo per aver portato il breaking in un lavoro. Le persone non riescono a capire tutto quello che c’è dietro e si nascondono ancora dietro al fatto che il breaking venga dalla strada, come se questo lo screditasse. Insieme alla stand up dance(gli stili di danza hip hop che si ballano in piedi) il breaking è la danza piu diffusa tra i giovani di oggi. E come diceva Einstein: “è piu facile spezzare un atomo, che un pregiudizio”.

Senza breaking, cosa farebbe oggi Roman Froz?

Breaking non è l’unica cos che so fare, per fortuna. Parlo fluentemente 3 lingue, italiano russo inglese, delle quali le prime due madrelingua, e ho lavorato piu volte come interprete. Sono appassionato di tecnologia e sono un bravissimo tecnico hardware di pc, che riesce a smontare e rimontare tranquillamente. Inoltre fra due anni mi laureo in giornalismo, attività che mi piace svolgere con indirizzo politico. Senza il breaking sarei sicuramente qualcos’altro!

Con i Bandits avete avviato il progetto Bandits Dance Studio, ce ne parli un po’?

E’ la prima accademia professionale di breakdance in Italia. Abbiamo 3 gruppi, uno principianti, uno avanzati e uno professionisti. Accademia professionale perchè oltre a fare normali lezioni di breaking come in tutte le scuole di danza, formiamo i ballerini del gruppo PRO per approdare al mondo dello spettacolo con la danza. Oltre al breaking si tengono lezioni di marketing, self branding e comunicazione con applicazione al mondo della danza. Al momento attuale abbiamo circa 50 allievi che frequentano assiduamente i nostri corsi.

Ci sono realtà simili alla vostra in Italia?

Come accademia no, ma come gruppo si.
Ci sono alcuni gruppi che personalmente rispetto tantissimo non solo per i risultati ma per il contributo costruttivo alla propria scena: De Klan, Ormus force, Last Alive, Bari got Flava, Feet for funk, Lotta Boyz, Urban Force e molte altre che non ho nominato.

La tua è una disciplina amata soprattutto dai giovani e con i giovani tu passi molto del tuo tempo … immagina di essere un politico, che politiche giovanili promuoveresti?

Non sarebbe male come idea.
Intanto bisogna capire che una delle cose che manca ai giovani è un obiettivo, avere chiaro chi o cosa vogliono diventare. Questo perchè l’unica cosa alla quale si guarda con ammirazione sono raggiungimenti materiali e di notorietà. Esempio: “voglio diventare un calciatore, perchè cosi sarei ricco e famoso”. “Vorrei essere un rapper perché cosi sarei ricco e famoso”. Nessuno dice vorrei diventare un calciatore per portare il livello di gioco a un nuovo traguardo, nessuno dice voglio essere un rapper per fare delle rime che nessuno ha mai fatto prima.  Se fossi un politico creerei degli esempi ai quali ispirarsi investendoci risorse. Prenderei un rapper e lo manderei su tutti i canali a raccontare cose c’è dietro l’essere ricchi e famosi, e farei appassionare le persone al mezzo e non al fine. Prenderei uno sportivo lo manderei su tutti i giornali a dire quante ore si allena e cose bisogna fare per essere un campione. Prenderei tutte queste persone e ne farei degli esempi per la società, in questo modo non vorranno piu essere solo Ronaldo o Sfera Ebbasta, ma anche un artista, un ballerino, un rapper. E magari a loro volta vorranno essere un esempio per gli altri.

Quanto ha inciso positivamente nella tua vita l’essere riuscito in quello che volevi?

Al primo posta la mia famiglia. Mio padre mi ha dato l’educazione sovietica della quale avevo bisogno. Da piccolo avevo molte regole da seguire, una disciplina abbastanza rigida per essere un bambino. Ma proprio il rigore sportivo al quale sono stato abituato, la perseveranza nella quale sono cresciuto e il non arrendersi mai, hanno fatto di me la persona e il ballerino che sono oggi. E’ inutile lamentarsi dicendo che abbiamo giovani che non spaccano, se li educate a non lottare, a trovare il piatto pronto in tavola e la cartella fatta, non potete lamentarvi che alla maggiore età non sono in grado di raggiungere i propri scopi. L’educazione che si da al figlio si realizza quando sarà grande.

Ultima domanda, il principale consiglio che daresti ad un ragazzo che vuole realizzare il proprio sogno?

Che i sogni da soli rimangono sogni, per realizzarli devi alzarti e agire.
Le azioni parlano più forti delle parole.

www.banditscrew.com

 

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