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i numeri e le verità della professione più contestata del 2020
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QUELLO CHE HANNO FATTO VERAMENTE I NAVIGATOR

Una delle figure professionali più discusse di questo 2020 è sicuramente quella dei navigator, categoria di cui faccio parte. Questa professione ha attirato l’attenzione dei media fin dall’avvio delle procedure concorsuali, tuttavia spesso la stampa e il mondo mediatico in generale hanno assunto col tempo un atteggiamento sempre più critico nei confronti di questa categoria di lavoratori, forse in maniera anche affrettata. Essendo coinvolto personalmente, è mia premura specificare chi e cosa fanno i Navigator, qual è il loro apporto al mondo delle politiche attive del lavoro, quali sono le loro competenze e le criticità del sistema in cui sono stati inseriti, anche perché, di volta in volta, costretto spesso a rispondere personalmente ai tanti interrogativi.

I navigator sono poco più di 2.700 collaboratori di Anpal Servizi, con compiti di assistenza tecnica nei centri per l’impiego, hanno un’età media di circa 35 anni, sono tutti laureati con una media di voto 107/110. Il 70% di loro è di sesso femminile e per lo più si tratta di professionisti/e competenti: consulenti, formatori, economisti, giuristi, psicologi, sociologi, ecc.. I navigator sono stati contrattualizzati il 31-07-2019 e hanno terminato il loro iter formativo soltanto il 31-12-2019.

Passiamo ai numeri: durante il periodo formativo menzionato, a partire più o meno dal mese di ottobre 2019, i quasi 3.000 navigator, in 3 mesi scarsi, hanno accolto oltre 775 mila percettori del reddito di cittadinanza, per la valutazione di percorsi di politica attiva del lavoro, ossia la stipula del patto per il lavoro, documento propedeutico che porta alla ricerca di un lavoro vero. In media, considerando questo periodo, ogni navigator ha ascoltato, informato, incoraggiato, spronato, valutato circa 258 percettori.

Col nuovo anno. dopo aver proceduto alla mappatura delle opportunità formative presenti sui vari territori, è iniziata la fase 2, quella che doveva portare alla ricerca di un posto di lavoro. Purtroppo, come tutti sapete, a fine febbraio 2020 è scoppiata la pandemia da Corona Virus, tutt’ora in atto, frenando di fatto l’operato dei navigator. Tuttavia, nel corso 2020, nonostante una pandemia in atto, la chiusura di molte aziende, procedure di cassa integrazione in corso, al 31-10-2020, su una platea di 1.369.779  beneficiari di rdc, hanno trovato un lavoro  ben 365.028 percettori, ossia 1 percettore su 4. Il numero citato dei contratti di lavoro sottoscritti dai percettori, tramite i navigator, per via diretta o indiretta, è ancora più sorprendente, considerando il fatto che, molti di questi lavoratori, sono anche persone con problemi di salute, bassa scolarizzazione, persone con storie e vissuti in contesti sociali e familiari difficili. I media hanno spesso calcato la mano sui percettori di rdc, etichettando questa categoria di persone come poltronisti, furbetti, scansafatiche, e influenzando negativamente, così, gran parte dell’opinione pubblica. Sono rimaste, quindi, ai margini del mondo dell’informazione, le tante storie di dignità e di riscatto.

Negli ultimi mesi e attualmente, i navigator sono impegnati nella rilevazione dati e vacancy (posti di lavoro), ossia la mappatura delle opportunità occupazionali di circa 300.000 aziende su tutto il territorio nazionale, un lavoro enorme finalizzato a “targettizzare” l’offerta di lavoro, un elemento importantissimo ai fini dell’incrocio della domanda/offerta di lavoro.

Oltre alla pandemia in corso, il percorso lavorativo dei Navigator non è stato di certo agevolato dal sistema burocartico/istituzionale del mondo lavoro del nostro paese: nota è la vicenda dei navigator campani, impossibilitati per lungo tempo a mettere piede nei centri per l’impiego, loro luogo di lavoro. I centri per l’impiego, inoltre, sono enti che, a prescindere dai vari colori politici che si sono avvicendati negli ultimi decenni, lamentano riforme e importanti investimenti da diverso tempo, basti pensare che in alcuni casi per molti navigator è stato difficile anche trovare una sedia ed una scrivania. Inoltre, l’infrastruttura informatica dei servizi per il lavoro, in Italia, considerato che il Titolo V della Costituzione assegna questa materia alle Regioni, è parcellizzato in sistemi informativi regionali che non dialogano direttamente tra loro, innescando così rallentamenti e difficoltà per chi cerca e offre lavoro oltre i confini regionali. Per farvi un esempio: un centro per l’impiego come quello di Bari non può accedere ai dati del Centro per l’Impiego di Matera, a 65 km scarsi di distanza con tutte le conseguenze negative per i lavoratori. Infine, degli 8.000 Comuni che possono avvalersi del lavoro “gratuito” dei percettori, solo 400 si sono attivati con i PUC (Progetti Utili alla Collettività), di certo una responsabilità non dei navigator!

Concludendo quella del reddito di cittadinanza è una riforma importante senz’altro da perfezionare e che ha salvaguardato le persone più vulnerabili durante il lockdown. Inoltre il lavoro ed i numeri ottenuti dai navigator fin quì, sono dei buoni risultati considerando che sono numeri raggiunti con una pandemia in atto, criticità istituzionali del settore del lavoro e la macchina organizzativa nel quale sono stati inseriti ancora incompleta. Siamo proprio sicuri che il problema del mondo del lavoro in Italia sia tutta causa dei navigator o sono una delle possibili soluzioni?

 

 

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