come il mondo digitale sta cambiando il mondo del lavoro
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2020: NAVIGATOR, INFLUENCER, LAVORI IBRIDI

I dati Istat illustrano l’Italia come il Paese Europeo con il maggior numero di NEET (Not in Education, Employment or Training) ossia giovani  tra i 15 e i 29 anni che non studiano né cercano lavoro. In termini numerici parliamo di circa 2,2 milioni di ragazzi. Per uscire dalla condizione di NEET occorre investire tempo e denaro in quelli che potrebbero essere i lavori richiesti dal mercato nel futuro. Le nuove “skill” (abilità) richieste dal mercato del lavoro, nell’era digitale, sono un tema strategico anche per lo sviluppo del Paese.

Circa il 65% dei bambini che oggi iniziano le elementari, secondo il Word Economic Forum, svolgerà un lavoro che oggi non esiste. Ad esempio, i circa 3.000 vincitori del concorso da “Navigator”, svolgono una professione che non hanno mai sognato di fare da piccoli e che fino a qualche mese fa, nemmeno era contemplata nell’ordinamento italiano. La trasformazione digitale citata sta cambiando il mercato del lavoro con una velocità maggiore rispetto al passato: le abilità professionali richieste cambiano oggi con un ciclo di circa 3-5 anni, mentre nel secondo dopo guerra questa velocità era di circa 15-20 anni. Nel concreto il mondo del digitale crea tipi di lavori che dieci anni fa neanche esistevano, ma che probabilmente tra 5 anni non esisteranno più. Ad esempio, pensiamo ad uno youtuber o un instagrammer; per alcuni, questi profili, non sono percepiti nemmeno come professioni o come lavori, inoltre è difficile fare una prospettiva di lungo termine per questo tipo di carriere.

In un contesto come quello descritto, se è vero che nell’era dell’industria 4.0 abbiamo necessità di aziende sempre più tecnologiche e flessibili, sarà sempre l’elemento umano a fare la differenza e saranno i lavoratori meno qualificati a farne le spese. Per questo nel contesto attuale saranno le abilità, la conoscenza e la capacità di adattamento a fare la differenza. I fattori determinanti nel prossimo futuro saranno tre: 1) La velocità, bisogna educare le persone, fin da bambini ad adattarsi al “nuovo”. 2) La formazione continua, non esiste più un momento della vita in cui si finisce di studiare e si inizia a lavorare, si studia sempre per tutto il percorso di vita lavorativa. 3) Le professioni ibride, il lavoro ibrido combina competenze professionali con quelle relazionali e informatiche. Pensiamo ad un corriere che, oltre ad avere una formazione professionale, deve anche saper relazionarsi e comunicare  con i clienti e maneggiare attrezzature informatiche per la registrazione delle operazioni oppure pensiamo ad un medico che deve manovrare un joystick per svolgere un’operazione che avviene materialmente in un altro luogo o deve comunicare in una conferenza.

Ma siamo pronti a tutto ciò? Questa è una bella domanda. A mio avviso tutto dovrebbe partire dal sistema scolastico, ancora oggi strutturato in maniera verticale, privilegi inclusi, e non in maniera trasversale ed a rete, come oggi ragiona tutto il mondo.

 

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