la proposta della soft economy
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FUORI DAL GREGGE

La sfida di questa generazione è conciliare creatività e tradizione, storia e futuro, sviluppo e ambiente, lo strumento per riuscirci è la “Soft Economy”, un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione ma anche sull’identità, la creatività, la qualità. Un’economia, insomma, in grado di coniugare coesione sociale e competitività, in grado di trarre forza dalle comunità e dai territori. Un concetto nato già nel 2005, ma forse ancora lontano dalla nostra percezione comune e da una compiuta realizzazione. Assistiamo da tempo alla apertura di nuove e numerose attività  piene di belle speranze e tanto impegno, ma forse  prive di fantasia e valore, fondate non su idee, bensì su prestiti agevolati, microcredito e anticipo Naspi. Nulla di nuovo e di produttivo oltre il lounge bar, ristoranti, pizzerie, vinerie, ecc..

Gran parte dei nostri avi era impegnata nell’allevamento di ovini e nella produzione di prodotti caseari, i commerci avevano per oggetto latte, lana e formaggi. Occorre ripartire dalla nostra antica storia, da rivalutare, per dare vita ad una nuova microeconomia. Questo è l’intento che si propone Algramà con le 3 giornate del 16-17-18 agosto, una “irriverente” Sagra 2.0 con l’occasione di porre attenzione su un nuovo circuito economico che rilancia e ripropone, con un nuovo approccio, quello contadino degli anni 60, recuperando una filiera consolidata nei secoli e bruciata negli ultimi 50 anni. Un’ approccio che impiega nuove metodologie, tecniche e tecnologie, oltre che una studiata strategia commerciale e di marketing, senza perdere di vista l’importanza di marchi, certificazioni e tutele.

Con questa sagra 2.0 si riscopre quell’arte, che partendo dalla pastorizia, ha garantito nella storia della civiltà contadina una filiera di produzione ed una economia sempre più apprezzata e a volte invidiata da tante regioni d’Italia nonché dai turisti di tutto il mondo.

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