Il Parlamento Europeo
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VERSO IL VOTO: LA PRIMA E UNICA ISTITUZIONE EUROPEA ELETTA DAI POPOLI

A breve saremo chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento Europeo (PE), il primo ed unico esempio di democrazia multinazionale e multilinguistica ed anche l’unica istituzione europea eletta direttamente dal “Popolo Europeo”. Dibattuto è il suo ruolo legislativo, in quanto condiviso congiuntamente con il Consiglio dell’Unione, e solo per determinate materie, come ad esempio: la libera circolazione, la sicurezza alimentare, la protezione dei consumatori, l’ambiente, alcuni settori dell’economia, la difesa della libertà e della democrazia. In materie quali la fiscalità e gli affari esteri/difesa, invece, gli Stati membri mantengono il diritto di veto. Infine, negli ambiti in cui gli Stati membri decidono autonomamente – ad esempio nei settori dell’istruzione e della cultura – esistono spesso misure di sostegno dell’UE, come il famosissimo programma Erasmus+ che offre ai giovani europei la possibilità di studiare, fare volontariato o acquisire un’esperienza lavorativa all’estero.

Il maggior potere del Parlamento Europeo è sicuramente quello di approvazione del bilancio, condiviso sempre congiuntamente col Consiglio. Ogni sette anni, le due istituzioni adottano insieme un quadro finanziario pluriennale, nonché esaminano e approvano il bilancio annuale per l’anno successivo e il consuntivo per le spese dell’anno precedente. Il Parlamento europeo ha quindi anche il potere di monitorare il corretto utilizzo dei fondi dell’UE. E’ ovvio che distribuire e controllare risorse economiche e finanziarie è una forte forma indiretta di condizionamento della politica continentale.

Infine, rimanendo in ambito “politico”, il PE elegge il Presidente della Commissione Europea e ne approva le nomine dei Commissari, potendo  obbligarli a dimettersi, un potere non da poco, in quanto la Commissione Europea rappresenta il potere esecutivo ed ha il monopolio dell’ iniziativa legislativa nell’Unione. Quello dell’iniziativa legislativa, un importante ed evidente limite per il Parlamento Europeo, in quanto da sempre, nelle forme costituzionali parlamentari moderne è il parlamento il luogo fondamentale in cui ha origine questa fase. Il PE è stato spesso anche oggetto di critiche per il suo operato, come ad esempio nel  2012 quando, dopo forti proteste della società civile (5 petizioni e quasi 3 milioni di firme raccolte) ha dovuto rigettare il controverso Accordo Commerciale Anticontraffazione ACTA sulla proprietà intellettuale, il quale, a detta di molti, violava una serie di diritti fondamentali tra cui la libertà di espressione e il rispetto della vita privata; inoltre, questo accordo escludeva  gruppi della società civile, paesi in via di sviluppo e il pubblico in generale.  D’altro canto però, negli ultimi anni, il  Parlamento Europeo è diventato un vero e proprio forum che, attraverso la presenza di commissari in aula e altri esponenti di altre istituzioni europee ha gettato luce su non poche tematiche, in primis quella della politica monetaria, uno degli aspetti più dibattuti e controversi…

E’ evidente che il percorso dell’Unione Europea appare ancora oggi un percorso incompiuto, a mio avviso e non solo, in cui la burocrazia e gli interessi finanziari e monetari hanno ancora la priorità e il voler popolare non è ancor ben trascritto sull’agenda politica. Ma non dobbiamo dimenticare il punto di partenza, le macerie da cui questo cammino è iniziato e soprattutto non dobbiamo dimenticare i benefici conseguiti grazie a questa esperienza, su tutti: gli oltre 70 anni di pace, la Carta dei Diritti fondamentali dell’UE, ma anche la Politica Estera e di Sicurezza Comune, la libera circolazione di persone e merci. Non dobbiamo dimenticare inoltre, che quella Europea, è anche la prima forma di convivenza istituzionale, rappresentativa e democratica, tra Stati nazionali anche molto diversi tra loro. Il destino dell’Unione Europa è in bilico, l’esito dipenderà dall’equilibrio che si raggiungerà tra cessione e non cessione di sovranità degli Stati, da egoismi e non nazionali, da necessità di autonomia territoriale e forme di coordinamento sovranazionale, da questioni monetarie e umanitarie, da quanto ci sentiremo popolo europeo, ma anche e soprattutto dalla partecipazione e non ai processi democratici e da come questi verranno realizzati e percepiti.

 

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