andare avanti "nonostante tutto"
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IL RACCONTO DI MICHELE CANNITO: LA NUOVA MURGIA, 20 ANNI DI ATTIVITA’ CELEBRATI CON L’APOCALISSE DI LUCILLA GIAGNONI

Giovedì sera ho vissuto un’esperienza teatrale sui generis, grazie alla rappresentazione “Apocalisse”, di Lucilla Giagnoni, un’opera culturale e artistica che ha creato connessioni, vibrazioni, ma anche spunti di riflessioni in un mix laico-classico-religioso e per chi, anche di fede, che forse non ha eguali e precedenti. Al centro dell’opera l’ultimo libro della Bibbia, il parallelo con Edipo, ma anche spunti e riflessioni sulla quotidianità e la natura. Lo spettacolo apre con un ronzio di api, per richiamare anche le loro connessioni e vibrazioni e termina, attraverso un intenso cammino e “nonostante tutto” con un inno alla fiducia, Amen! Lo scopo di “Apocalisse” non è un quello di svelare un mistero, come anche anticipato nell’introduzione da Don Alessandro Amapani, ma bensì di giungere ad una riflessione del tutto intima e personale sui concetti di “inizio” e di “fine”. Un appuntamento organizzato da Michele Cannito, che con la sua creatura editoriale “La Nuova Murgia” celebra così i suoi 20 anni di attività giornalistica nel nostro territorio e 150 pubblicazioni. Di seguito il suo personale racconto, qualche mia domanda e alcuni riferimenti all’opera di Lucilla Giagnoni. Ringrazio Gino Fiore per le foto presenti in questo post.

Qual e’ stato l’evento nella tua vita, che ha fatto nascere in te la voglia di intraprendere la professione di giornalista/editore?

Ho iniziato a muovere i prima passi (lavorativamente parlando) oltre 26-27anni fa in un giornale locale e di partito. Si chiamava Piazza. Dopodiché, dopo 7 anni di lavoro con Piazza, mentre la grande maggioranza dei miei coetanei intraprendeva concorsi, si iscriveva all’università o trovava un lavoro, decisi di creare quello che mia madre chiamava “una specie di giornale”. In quel periodo avevo letto un libro molto interessante, di un’economista, Schumacher, e mi colpì la frase “un’economia come se la gente esistesse davvero”; il libro in questione, raccontava di un’economia non solo finanziaria, ma che doveva tener presente che dietro gli scambi commerciali ed economici ci sono gli esseri umani… e ancora: la Cultura e l’Agricoltura sono i pilastri sui quali fondare la società. Fu così che ebbi l’idea di creare un giornale libero, indipendente, slegato dalla politica e che raccontasse il territorio, che potesse produrre cultura. I miei ex “colleghi” di giornale, quando iniziai, mi dissero “senza di noi non andrai da nessuna parte!”. Fu quella la frase che fece scattare in me l’impulso di provarci e di andare avanti, quella frase mi diede una forza inimmaginabile. E così che oggi mi ritrovo, “nonostante tutto”, a raccontare il mio territorio e ad organizzare conferenze ed eventi, come “Apocalisse” con la grande attrice italiana, Lucilla Giagnoni.

Un parallelo tra le difficoltà incontrate all’inizio del tuo percorso e quelle che incontri oggi?

Quando iniziai in quell’epoca, a fine anni 90, c’era il boom economico ed era molto facile trovare un lavoro… io scelsi di far nascere un giornale. La difficoltà maggiore è stata quella di farsi conoscere, di mostrare chi ero. Oggi quelle difficoltà sono inferiori, in quanto siamo una realtà consolidata. Abbiamo un marchio che da 20 anni è sempre lo stesso, l’80 % dei collaboratori sono gli stessi, abbiamo gli stessi fornitori da sempre. Siamo un “valore aggiunto” per il territorio. Perché? 20 anni fa l’informazione era soprattutto politica, invece noi abbiamo inaugurato la stagione dell’informazione libera, indipendente, che racconta il territorio, partendo dallo stesso, rendendolo protagonista attivo.  Il mio è, ogni giorno, un continuo inizio, non mi sento mai “arrivato” ed il giorno in cui mi sentirò “arrivato” sarà la fine. Col nostro giornale diamo spazio alla parte sana e positiva della società: contadini, apicoltori, imprenditori, industriali, giovani, artisti, associazioni… al cuore pulsante della città e dei paesi limitrofi della nostra Murgia.  Evitiamo, a differenza dei media nazionali, di dare spazio a scandali ed eventi negativi. Siamo saturi di negatività e, soprattutto, non ci va di fare carriera sul dolore della gente.

 

Tu sei un comunicatore e operi nel settore della comunicazione da due decenni. se ci fosse una gerarchia tra le fonti di comunicazioni, secondo te quale sarebbe?

Sul gradino più basso del podio c’è la scrittura, un tipo di comunicazione che può arrivare solo a chi sa leggere e scrivere, una cosa che in occidente sembra scontata, ma che se andiamo in giro per il mondo ed indietro nel tempo di qualche decennio non lo è. Al secondo posto c’è la parola, il linguaggio, che permette alle persone di comunicare tra loro… Al primo posto metterei sicuramente le vibrazioni e le frequenze, sono loro che uniscono il mondo vegetale animale ed umano e permettono di stabilire una relazione a prescindere della parole e dalla scrittura. Nel mio lavoro, cerco di mettere sempre al centro le persone autentiche, in fondo quando il nostro viaggio su questa terra sarà terminato, di noi resterà l’empatia ed i nostri “esempi”, più delle parole e dei libri. Un gesto comunicato bene vale più delle parole, secondo recenti e moderni studi (psiconeuroendocrinoimmunologia) un abbraccio dato con amore può essere anti-infiammatorio mentre un mancato abbraccio può essere patologico, e via dicendo…  Nello spettacolo Apocalisse si fa molto riferimento alle api che non a caso comunicano tra di loro tramite frequenze e vibrazioni.

 

Nello spettacolo Apocalisse si e’ spesso parlato di fiducia, in tanti anni di lavoro, c’è stata una figura importante per il tuo percorso?

Il compianto Fabio Perinei, grande intellettuale, ex politico, mio professore d’italiano e storia, tra i pilastri del giornale Piazza, è stata la persona che mi ha dato fiducia. Non soldi, ma fiducia. Non favori, ma esempi.  Il mestiere si apprende con l’esperienza, ma alla base ci deve essere un rapporto di fiducia. Non a caso la parola “Amen” che conclude lo spettacolo della Giagnoni significa letteralmente “mi fido”. Devo quindi ringraziare Fabio Perinei che mi ha trasmesso questa positività, questa passione per il territorio e soprattutto mi ha dato fiducia. Senza fiducia non si costruisce niente, in nessun ambito.

 

Qual è la critica, l’ostacolo che spesso hai ricevuto nella tua professione?

Alcuni provano a screditare il mio giornale definendolo in modo dispregiativo “il giornale delle aziende”. Il mio è un giornale che fondamentalmente parla della nostra città e inevitabilmente Altamura è una città fatta da aziende, se il mio fosse stato un giornale di Toritto, sarebbe stato il giornale delle mandorle, ecc…

 

La tua creatura si chiama La Nuova Murgia, ma secondo te esiste la Murgia come entità economica, come sistema, come società?

La Murgia come sistema non esiste purtroppo, siamo una realtà a macchia di leopardo un pò come l’Italia. La Murgia Appulo-Lucana è stata per molti anni il distretto produttivo più importante d’Italia, grazie al volume di affari dell’agroalimentare (soprattutto tra Altamura e Corato), l’edilizia, il mobile imbottito (il 10% dei divani del mondo si facevano tra Santeramo in Colle, Matera, Altamura, Gravina in Puglia, Laterza, Ginosa). Però il nostro non era un sistema, ognuno andava avanti con le proprie forze, non c’è mai stata una guida (soprattutto politica). Oggi l’agroalimentare è ancora un settore forte, il mobile imbottito si è invece molto ridimensionato. Oggi c’è un esperimento in atto a Gravina in Puglia molto ambizioso, c’è il tentativo di creare un polo digitale sulla Murgia, il progetto Murgia Valley di Macnil Gruppo zucchetti, con la volontà di creare un vivaio digitale, delle strat up, dove sviluppare nuove realtà economiche digitali e creare di conseguenza un nuovo “boom” economico, un pò come fece Natuzzi negli anni 90. Questa è la sfida di oggi.  La Murgia non è brand, non è un sistema, ma “nonostante tutto” va avanti grazie alle sue realtà economiche che fanno parlare anche del territorio. Se ci fosse un coordinamento però si farebbe cento volte di più.

Stiamo vivendo Matera 2019, tu che conosci bene il nostro territorio e lo racconti da 20 anni, quale ruolo potrà avere il turismo nei prossimi anni?

Secondo le stime, Matera porterà 700.000- 1.000.000 di visitatori in questo anno. Secondo un’inchiesta della Nuova Murgia le attività ricettive e di ristorazione di Altamura e Gravina in Puglia stanno traendo già dei vantaggi economici, a differenza per esempio di Santeramo in Colle, dove le ricadute economiche positive sono minori. Tuttavia per il futuro si può ben sperare, la Murgia ha un grande potenziale: I borghi antichi e le masserie. Nella classifica delle mete turistiche del lusso, questi luoghi sono in cima ai desideri dei potenziali visitatori, più del mare e della montagna. Il turismo del lusso va alla ricerca della cultura, del benessere, dei luoghi incontaminati e del cibo sano, insomma tutto ciò che la Murgia Appulo – Lucana può offrire, in questa prospettiva c’è un grande potenziale. Aiuta anche il brand Puglia: se pensiamo che le tre maggiori testate giornalistiche del mondo, nel settore ambientale e naturalistico,  come il National Goografic,  definiscono la nostra regione, tra le prime 3 zone più belle al mondo da visitare, c’è ben da sperare. Apro una parentesi sull’evento Federicus: è stato per me il rinascimento del turismo, in quanto in pochi giorni la nostra città ha avuto ricadute positivissime economiche e culturali, però se il brand Federicus non diventa un “sistema” rischia di trasformarsi in una grande festa popolare. Occorre la programmazione, “managerializzare” l’evento e gente che si dedichi a questo progetto come un lavoro e non soltanto come una attività da svolgere nel tempo libero.

 

Completiamo la nostra conversazione tornando all’opera “Apocalisse”, abbiamo imparato con lo spettacolo della Giagnoni che è impossibile arrivare ad interpretare questo testo, che l’ultimo libro della bibbia non ha un’accezione negativa, anzi… qual è la tua personale interpretazione di questo libro?

L’Apocalisse è per me un “nuovo inizio” continuo. La rivelazione dell’ultimo libro della Bibbia non è il Paradiso ma una città che è qui su questa terra e si basa sulla fiducia. L’Apocalisse è città, non cielo.  L’Apocalisse è un testo al quale è impossibile andare oltre, la Giagnoni a teatro ci ha provato. Noi, dobbiamo provare a fare la stessa cosa, nella nostra vita quotidiana. Ognuno nel proprio ambito.  La Giagnoni ci dà la ricetta: “Come le api, instancabili e fragili, costruiscono la loro città di cera nell’aria e producono miele, così noi, sulla terra, costruiamo sulla fiducia la nostra città. E’ questione di “vibrazioni”, “frequenze”, oltre la scrittura e persino oltre le parole.

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