molteplici significati
Concetti

LA FELICITA’ CAMBIA LA VISIONE DEL MONDO

Che cosa è la felicità? La risposta sicuramente non sarà unica per tutti, come unica non è la sua priorità nell’esistenza di ciascuno. Il concetto di felicità non è stato nemmeno sempre lo stesso nella storia umana. Senza andare troppo indietro nel tempo, prima dell’età moderna,  nelle allora civiltà contadine, in tutto il globo, vi erano fondamentalmente 2 concezioni di felicità, di origine religioso-monoteista.  La prima, quella cristiana, aveva una visione della felicità solo dopo la morte ed in un’altra vita: l’accettazione dello status quo, la rassegnazione, il rispetto delle tradizioni e dei mestieri, comportavano indirettamente l’accettazione anche dell’infelicità terrena, nella speranza di una felicità ultraterrena; la felicità ed il benessere personale erano quindi rimandati ad un’altra vita come premio per le sofferenze e gli sforzi fatti nella vita reale (che qualcuno doveva fare). Pertanto le istituzione  politiche – religiose dell’epoca erano incentrate  sul mantenimento e l’accettazione della disuguaglianza: si imponeva alle classi popolari/contadine una mentalità pacata, non ribelle, per volere di Dio, che condannava l’arricchimento personale, senza attività che premiavano o favorivano l’intelletto, anzi, veniva condannato tutto ciò che era contrario ai dogmi ed alle tradizioni.

La seconda concezione di felicità, di origine buddista,  ritiene possibile coltivare la felicità su questa terra, ma a condizione che si allontanino le influenze esterne del mondo ai nostri desideri;  la felicità da quest’ultimo punto di vista non può che derivare da una via ascetica ed individuale.

Le civiltà agricole quindi, nonostante l’enorme varietà di forme e modelli sparsi nel globo, avevano  tutte una dimensione esistenziale e istituzionale analoga: si basavano sulla disuguaglianza per diritto, e questa disuguaglianza riguardava le famiglie, il ceto sociale, il sesso.

E‘ l’illuminismo che rompe le 2 visioni precedenti: gli illuministi si pongono il problema della felicità pubblica, collettiva. L’illuminismo è però il risultato a sua volta di un processo di fatti e vicende storico-culturali che ne hanno creato le premesse ed i presupposti, come ad esempio: le esplorazioni geografiche, le scoperte tecnologiche ed energetiche, l’umanesimo ed il rinascimento. L’illuminismo sancisce quindi una nuova prospettiva: bisogna realizzare la felicità qui su questa terra e bisogna farlo attraverso le istituzioni e le regole, solo così si possono migliorare le condizioni di tutti, anche grazie all’aiuto della tecnologia che aumenta le disponibilità materiali per tutti. Da qui nasce non solo l’attuale ordine democratico-liberale, ma anche un suo effetto collaterale: i totalitarismi di destra e di sinistra, che si pongono lo scopo di riorganizzare la società e la condizione umana con passaggi dolorosi e la felicità non destinata a tutti. Devianze politico-sociali a parte, la società industriale è radicalmente diversa dalle precedenti, proponendo l’uguaglianza di diritto, la valorizzazione dell’iniziativa individuale, l’arricchimento e il diritto alla felicità terrena, sancito addirittura nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America a fine 1700.

In estrema sintesi, il cambiamento una volta che raggiunge il concetto di felicità, porta ad punto di rivoluzione e di non ritorno. Questa può essere una condizione  necessaria che ha fatto la differenza anche rispetto ad altri movimenti culturali del passato come l’Epoca Classica o il Periodo d’oro Arabo. Interrogarsi su cosa posss essere la felicità oggi non è quindi una domanda banale con una risposta scontata, bensì una delle più grandi leve per una nuova concezione di società.

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