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URBAN, PROGETTI DI RIGENENERAZIONE URBANA

Tra le realtà più positive del mio territorio, un’esperienza da illustrare è sicuramente quella di  Urban, un’associazione di volontari, che opera  per riqualificare, rivalutare e abbellire aree urbane. In concreto questa realtà associativa ha messo già in pratica 2 progetti nella mia città, il primo in pieno centro, piantando degli alberi in una strada principale e realizzando così un viale alberato, il secondo in una villetta più decentrata, riqualificando l’area intervenendo sulle aiuole e sugli arredi, il tutto a costo zero per la collettività. Questa esperienza sarà raccontata direttamente con  le parole del responsabile di Urban, Roberto Farella, il quale ci spiegherà alcuni aspetti tecnici e curiosi di questi progetti urbani.

COME E QUANDO E’ NATA L’IDEA DI URBAN?

Il nostro primo passo è stato creare il primo progetto perché sentivamo la necessità di fare qualcosa per la nostra città. Successivamente sostenuti dal desiderio di molte persone e aziende che avevano visto o partecipato alla nostra iniziativa, abbiamo deciso di strutturarci per dare un seguito. Cosi è nata Urban,  un nome sintetico che rappresenta un pò tutto quello che si vuole fare per la rigenerazione Urbana. L’idea, nel tempo, è quella di mettere insieme architetti, ingegneri, esperti di settore, che dedichino un po’ del loro tempo a questi progetti di riqualificazione, per rivoluzionare in poco tempo la nostra città con bassi costi, in parte ci stiamo riuscendo.

COME NASCONO I VOSTRI PROGETTI ?

Il nostro gruppo crea l’idea e individua l’area su cui intervenire.  Lo step  successivo  è  quello di trovare  partnership private che diano un supporto tecnico al progetto, ad esempio fornendo i materiali  o mettendo a disposizione mezzi  o il proprio background. Infine, ci occupiamo di rapportarci con gli enti pubblici per quanto riguarda la raccolta di permessi e gli adempimenti burocratici. Definito l’intervento, individuati i partner tecnici, ottenuti i permessi, ci occupiamo della fase di realizzazione dell’opera.

QUALI SONO GLI OSTACOLI CHE MAGGIORMENTE INCONTRATE?

I partner privati  rispondono molto bene quando sono chiamati in causa, è molto più semplice coinvolgerli in un progetto che lascia qualcosa di concreto per la città, piuttosto che per classiche “sponsorizzazioni”.  Tuttavia diventa importante creare e ampliare una rete, per avere un maggior supporto che non ricada sempre sugli stessi soggetti. Dal punto di vista degli enti pubblici è fondamentale mantenere un dialogo costante con gli addetti ai lavori, tutto sommato lo spirito è collaborativo. In generale, realizzare questi progetti porta via molto tempo ed energie che inevitabilmente vengono sottratti al lavoro, alla famiglia ed al tempo libero.

AVETE UN RITORNO PERSONALE DA QUESTO TIPO DI INIZIATIVE?

Il nostro è puro volontariato, economicamente piuttosto ci rimettiamo, come già detto soprattutto in termini di tempo.  E’ però inevitabile un ritorno in termini di visibilità sia per i membri della nostra associazione, sia per i partner che collaborano con noi.

SPESSO UNO DEI MAGGIORI PROBLEMI NON E’ QUELLO DI REALIZZARE UN OPERA , MA QUELLO DI GESTIRLA, COME VI COMPORTATE?

Abbiamo tenuto conto di questa problematica… proprio per questo nei nostri interventi di rigenerazione urbana abbiamo pensato di piantare alberi e piante che non richiedono grande cura e manutenzione, abbiamo anche individuato una vegetazione che ben si adatta al clima e alle caratteristiche del nostro territorio.  Ovviamente un minimo di manutenzione occorre, soprattutto nella fase iniziale di crescita delle piante ed a cui si dovrebbe dedicare anche che si occupa della manutenzione del verde pubblico.

ESISTONO ALTRE REALTA’ COME LA VOSTRA E QUALE CREDI SIA UN ASPETTO IMPORTANTE DA MIGLIORARE  PER PERMETTERE CHE INTERVENTI COME I VOSTRI SIANO REALTA’ COSTANTI E NON RARE ECCEZIONI.

Certamente esistono altre realtà come la nostra sparse un po’ in tutta Italia , non abbiamo inventato nulla. Sicuramente Bologna è la città di riferimento, già nel 2014 la città si è dotata per prima in Italia, di un regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, uno strumento che sostiene e valorizza la libera iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per finalità di interesse generale. Questo è sicuramente un esempio di come sia possibile creare le condizioni per permettere forme di cooperazioni pubblico-private stabili e autorizzate sul territorio. Questo dispositivo mette in condizione gli abitanti di fare la loro parte nei processi di cura e rigenerazione della città stipulando  dei “patti di collaborazione”. Sono strumenti giuridici “inediti” che rappresentano innovazione, ma anche  ricchezza: ogni patto è nuovo e diverso perché combina in maniera originale e sempre nuova Comune, servizi, cittadini, associazioni e anche migranti.

NEL DETTAGLIO COSA COMPORTA UN PATTO DI COLLABORAZIONE?

Sostanzialmente un patto di collaborazione prevede che un bene comune possa diventare oggetto di azioni di cura, rigenerazione, riuso o gestione per iniziativa di cittadini singoli, associati o dello stesso ente pubblico. In pratica la proposta può provenire sia “dall’alto”, sia “dal basso” e si concretizza in azioni, materiali e/o immateriali, che non possono prescindere dalla responsabilizzazione delle diverse parti contraenti che si impegnano a rispettare gli impegni pattuiti. Il tutto permette uno snellimento burocratico in termini di permessi, risorse, tempi, modalità.

QUALI SONO I VOSTRI PROSSIMI PROGETTI?

Attualmente, assieme all’associazione Oltre Ogni Limite di Luigi Ladisi, sempre con l’aiuto di partner privati, stiamo gettando le basi per realizzare un campo da basket in un’area del quartiere Trentacapilli. Anche qui abbiamo pensato ad un progetto che richieda bassa manutenzione, pensiamo di realizzare un campo da basket “indistruttibile”, partendo dalla rete del canestro, che sarà in acciaio. Nel centro della città, invece, in altre due strade, per la precisione Via Teatro Mercadante e Via XX Settembre, saranno realizzati altri viali alberati. Inoltre stiamo realizzando il primo Parco Inclusivo della città in una zona periferica, con un attrezzi ginnici e giochi interattivi sia per ragazzi normodotati che diversamente abili, ci sarà un boschetto con piantagioni tutte autoctone, una fontana, un percorso ginnico/pedonale e sarà dedicato ad un ragazzo scomparso qualche anno fa, Demarinis Matteo. Infine, ci piacerebbe ripristinare anche un claustro dalla A alla Z, luogo tipico del borgo antico della città di Altamura, ma attualmente questo progetto è solo un’idea.

 

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